venerdì 13 dicembre 2013

problem-solving

Qui in Italia sembra essere diffusa una particolare abilità nell'evitare di individuare le vere cause alla radice di parecchi problemi.
È da un po' che si notano, sia nei proclami populistici del genovese traspirante, sia nel più recente movimento dei forconi, delle preoccupanti tendenze a prendersela un tanto all'etto con la cultura e con l'istruzione.
La squisita espressione di questo atteggiamento intriso come non mai di echi para-nazisti è l'assalto alla libreria Ubik di Savona, ma anche parecchie frasi che sento in giro, o vedo scritte nei social network fanno venire freddo lungo la schiena.
È vero che da una certa parte dell'intelligentsia radical-chic c'è sempre stata un po' troppo la tendenza a liquidare molte espressioni di malcontento come buffo folklore da osservare con distacco e malcelata superiorità (e grazzzzie ar cazzo, facile fare i dialoghi sopra i massimi sistemi col culo al caldo). Però alle preoccupazioni di alcuni che dicono come il paese stia rischiando di finire nelle mani di "analfabeti che sanno nulla di politica", purtroppo un sacco di gente oppone un ragionamento del tipo: "visti i risultati ottenuti da pluri-laureati ed esperti di politica, a questo punto si può rischiare…"
E nessuno - DICO NESSUNO - che individui il problema non già nella presenza o meno delle lauree e dei titoli di studio, ma nella mancanza di ONESTÀ e SENSO CIVICO più in generale.
Sto notando una sempre più diffusa DEMONIZZAZIONE DELL'ISTRUZIONE (corroborata dalle politiche CULTURICIDE di quella squallida marionetta patetica di Maria Stella Gelmini, che ha massacrato interi corsi di studio, eliminando materie e tagliando fondi) che a mio parere sta gettando le basi per la creazione di una società in cui la conoscenza ed il sapere vengono messe all'indice, in cui l'istruzione è considerata una roba superflua.
È grazie a discorsi come quelli che sento in giro che si comincia,  finendo poi per avere un popolo bue ed ignorante, quindi manipolabile a piacimento dalla classe al potere, perché incapace di avere un'opinione formata in maniera critica e responsabile.
Guai però ad individuare nella mancanza di onestà e senso civico la causa della maggior parte dei problemi! Già perché non dimentichiamoci che i tanto vituperati politici, la tanto odiata "kasta" proviene proprio dallo stesso popolo che la sta adesso mettendo all'indice… il totale dispregio delle regole, la concezione personalistica della cosa pubblica, il qualunquismo di comodo e la svendita di valori e coerenza al miglior offerente, se sono davvero tratti così peculiari della classe politica, beh, mi spiace rovinarvi la favoletta del popolo eroico che si ribella al cattivo oppressore, ma mi sa che sono altrettanto presenti nella società civile che - adesso che ha la merda alla gola - si accorge che non si può più andare avanti così. Però sono sempre gli altri che devono cambiare.

(Questo articolo di Globalist.it disegna un quadro abbastanza preciso su questo ultimo movimento di protesta) 

2 commenti:

Sandro P. ha detto...

Penso sia proprio la volontà di avere un popolo caprone che non si pone domande a sostenere questa politica culturicida. Non vedo altre possibilità al momento.

Mauro ha detto...

Sono perfettamente d'accordo. Chi di inventa una distinzione netta tra "LORO, i politici" e "NOI gli oppressi" commette un errore concettuale enorme. I politici sono espressione della società che rappresentano e non un corpo estraneo. L'esasperazione di certe persone in questi giorni è il risultato della pigrizia e dello scarso impegno con cui si segue la vita pubblica del nostro Paese che è la comunità in cui viviamo. Chi delega in bianco un rappresentante o un partito sperando di stare tranquillo per 5 anni addormentandosi davanti alla televisione è corresponsabile della corruzione e della cattiva amministrazione quanto "LORO i politici".

(con disgusto e amarezza) Saluti dal Belgio