mercoledì 16 gennaio 2008

Modernariato stiloso

Ormai è chiaro... eBay sarà la mia rovina!
Ecco il mio ultimo acquisto:



La mitica radio Brionvega TS 502 o-ri-gi-na-le degli anni 60!
Grrroovy...!

giovedì 27 dicembre 2007

Sic et simpliciter

Provate a leggere questo post del blog di Daniele Luttazzi. Fino in fondo. Anzi soprattutto l'ultima frase. Ma leggetelo sul serio! Non "leggiucchiatelo", senò non serve a un cazzo!
Mi pare di una lucidità sconcertante.
Non c'è altro da dire.

mercoledì 26 dicembre 2007

Il servizio completo

Ieri sono andato a sentire i Santacatterina brothers in un localino poco fuori Padova, dove ho scoperto che ci si può far fare il servizio completo!
In che senso?
Date un occhio alla sezione liquori e creme del menù... l'ultima voce






















...finalmente un posto dove, alla fine di una mangiata, si può esclamare: "cameriera! Caffè, grappa e pompino!"

martedì 25 dicembre 2007

...I'll be back!

Sarà irrazionale, ma in fondo non ho neanche voglia di trovare una spiegazione; contrariamente a tutti i posti di Padova in cui ho abitato, dove bene o male la "vera casa" cominciava solo dopo aver varcato la soglia dell'abitazione, io al Portello mi ci sentivo (anzi mi ci sento) a casa anche in giro per le sue stradine e per le sue botteghe. La mia nuova casa in quartiere S. Osvaldo sarà anche beìssima e molto particolare, ma temo mi troverò nuovamente nella situazione in cui, fuori dal suo uscio, sarò semplicemente "per strada".
L'altro giorno, passando per il Portello, ho visto un curioso necrologio "artigianale". Mi sono fermato e ho notato innanzi tutto che era mancato un soggetto da circo, famosissimo in quartiere... il vècio assurdo della casetta dietro il circolo anziani. Quello che un giorno lo si poteva vedere in giro in pigiama che vagava in stato confusionale/molesto e che poi si sedeva in mezzo alla strada... e poi magari il giorno dopo, con aria di chi la sa lunga, dispensava ai passanti perle di assurda saggezza dalla sua finestrella al piano terra, che pareva di essere nel film "Così parlò Bellavista". Tipo "uè... fumare fa mmale... dovresti smettere" circondato da cartoni di vino di infima qualità (e magari con una bottiglia in mano, lui stesso!)
Beh insomma che alla fine fosse morto non mi ha stupito proprio tantissimo, quello che mi ha colpito è stato il necrologio "artigianale" fatto evidentemente da alcuni abitanti del Portello. Molto più sentito di un sacco di altri, più istituzionali e standardizzati. Eccovelo:





Non si legge bene ma l'epitaffio recita:

"Tonino è andato
Tonino "a'j"
Tonino "ti voglio bene"
Tonino "...ho ammazzato gente..."
Tonino "padovan'i mmerda"

Siamo certi che se l'inferno esiste, lo cacceranno anche da là...
Ma Tonino un posto nella nostra memoria ce l'avrà sempre.
Ciao Tonino"




Ecco... questo è il portello che conosco! E dove prima o poi ritornerò!

martedì 4 dicembre 2007

Angoli di Padova 2, la vendemmia...

Arieccoci nell'angolo gastronomico/folkloristico del blog... questa volta la segnalazione riguarda qualcosa di meno traballante di un carrettino di folpetti, anche se sempre di ristorazione si tratta. Mi riferisco al baretto all'angolo fra via Marsala e via Barbarigo. Immutato ed immutabile da che ho memoria! E sto parlando di decine di anni fa eh... quando ero bambino e passavo da quelle parti col mio compagno di classe Tito Villella, il baretto era lì. All'epoca, perennemente orbitante nei ditorni, c'era anche un "vecchio ubriacone" che di questi tempi di teenagers impasticcati è così demodé...
Certo, ci saranno stati cambi di gestione, avranno perfino cambiato qualche lampadina e probabilmente il registratore di cassa, ma il fascino è comunque intatto. Non è stato trasformato in quelle ingannevoli trattorie finto-rustico che si trovano nel ghetto, che paiono a conduzione familare ma quando ti presentano il conto sospetti (anzi speri) che ai fornelli ci fosse Vissani in persona! O in quei localini alla moda, tipicamente da frequentazione altoborghese durante la spritz hour, bèi beìssimi, ma la cui semplice carta dei vini ti mette in soggezione peggio di Fantozzi durante la partita a biliardo col direttore del personale, Gran Maestro Conte Diego Catellani. Non è stato neppure -orrroohoree- trasformato in un negozio di calzature o in un'agenzia di viaggi. È rimasto il baretto dove ci si fanno piatti di spuncetti e vino alla spina! (Ieri, per la cronaca sono andato giù di mozzarelle in carrozza, olive ascolane e crocchette di patate. Annaffiate da vino bianco... aaahn...)
Allego foto per illustrare ciò che le parole non riescono a trasmettere.



Giusto per la cronaca, quale posto migliore di uno così genuinamente verace, per fare gli auguri di compleanno ad un amico?
Ecco il nostro Teo Titotto che ammira il suo regalo.



...mondiale, mondiale... io comunque continuo a cercare angoli da segnalare, ovviamente, visto che è questa la Padova che preferisco.
Avrò anche dovuto lasciare il mitico Portello, cazzo, cazzo e stracazzo (come, mi dicono, diceva il nonno Arcuri che mai conobbi), almeno mi creo una mappa dei rifugi per il mio animo.

lunedì 26 novembre 2007

SPACA 'NA CORDAAAAAAAAAAAAAAA!!!



This...

is...
FUNK!



...qui si che il motto mazzaroniano "...spaca 'na corda!" può essere detto senza sarcasmo, come invece troppo spesso succede...

sabato 17 novembre 2007

Angoli di Padova



Aaaah, cosa c'è di più corroborante di un piattone di bovoétti agliatissimi, o delle polpettine di gamberi... o una frittura di schìe (se proprio non ci si vuole fare un intero, saporito e gommoso folpo)? Il tutto, ovviamente, mentre si passeggia per il centro, senza prenotazioni, movimenti di automobili, e quanti siamo, e a che ora andiamo...
Già perché del mitico banchetto dei folpetti in Piazza della Frutta si deve fruire così, en passant, quando hai quella famella che però è un po' fuori orario e non giustificherebbe una vera e propria cena... ma anche solo per onesta ed invereconda gola!!! A pochi metri c'è anche il baretto in grado di fornirti il necessario e corroborante bicchiere di bianchetto...! Eeeh, fra poco inizia la frenesia natalizia, per cui girare in centro sarà piacevole come avere un gatto nelle mutande, ma finché si può è consigliabile approfittarne! Ti rimette in pace col mondo... (sarà l'alcol del bianchetto di cui sopra? Boh... e anche se fosse?)

lunedì 5 novembre 2007

Rrricominciaaaa-mooo...!

Ben signore... l'ultima volta che mi è stato consegnato un libretto simile a questo era il millennio passato!!! Il 1989, per la precisione, ed il libretto era marrone scuro, rilasciato dall'Università di Padova!
Beh insomma sabato scorso ho ufficialmente cominciato il triennio di primo livello in "Jazz, musiche improvvisate e musiche del nostro tempo" presso il Conservatorio F. Venezze di Rovigo. Si insomma... 'na laurea breve in gièzz. Poi estendibile a laurea "normale" col biennio successivo... ma una cosa per volta, valà...
La prima lezione l'ho avuta col grande Stefano Senni... ma in realtà essendo il corso di contrabbasso più un perfezionamento, per me, confesso che il corso che aspetto con più trepidazione è quello di composizione e arrangiamento, con Stefano Bellon...
Pazzesco... oltre che sul piano (e sul basso) dovrò rimettermi sui libri (eh si perché ci sono anche corsi teorici... senza contare che se anche l'armonia la si studia al pianoforte, comunque ghe ne xe de testi scritti a riguardo da affrontare...!).
Non credevo che alla mia età avrei potuto ritrovarmi a sentire frasi del tipo "Uè arcuro, usciamo, stasera?"
"...no, non posso, devo studiare...!"
^__^

Comunque lì al Venezze c'è veramente un'enclave padovana... una cifra di miei colleghi musicisti concittadini si sono iscritti con me quest'anno! Altro che "Rovigo no me intrigo"!
^___^



martedì 30 ottobre 2007

La frase sbagliata al momento sbagliato

Io non è che mi consideri esattamente un "intellettuale", anche se il mio livello di scolarizzazione è elevato e la mia cultura è ragionevolmente ampia.
Però certi preconcetti sugli intellettuali mi fanno girate i maròni.
Spiego: stavo visitando il sito di Radio Gamma 5, tutto intento a scrivere un'email per avere informazioni su un'interessantissima intervista che avevo sentito qualche giorno fa. Fra una cosa e l'altra ho letto la pagina che riporta la storia della suddetta radio. Ero lì lì per decidermi a sottoscrivere un contributo alla causa, quando ho letto una frase che ha annullato ogni mio anelito di partecipazione.
Dice: "[...] questo e' uno strumento di cultura popolare, lontana anni luce dalla "cultura" degli intellettualoidi (di ogni parte politica) che hanno passato la propria vita a scrivere nei giornali di cose che non hanno mai vissuto o che comunque non hanno MAI lavorato un solo giorno della loro vita!"
E lì mi sono veramente girati.
Perché bisogna SEMPRE considerare "lavoro" solo ed esclusivamente lo zappare nei campi o il manovrare la pressa idraulica?
Perché il lavoro di una vita passata a studiare, a documentarsi, a fare ricerca (spesso pagati con ridicole borse di studio universitarie) deve essere sempre considerato come una passeggiata? Questa concezione distorta degli intellettuali che passano il loro tempo a "non fare un cazzo" è una delle cose che più mi urta. A parte il fatto che rimanere aggiornati nel proprio campo è un percorso continuo, perché il mondo CAMBIA, (e anche in fretta in caso quelli di Radio Gamma 5 non se ne fossero accorti) molti ignorano che un "intellettuale" non è un lavoro... è più una qualifica. Di solito si tratta di docenti universitari, scrittori, giornalisti... gente che comunque lavora e che deve sbattersi se vuole rimanere credibile in quello che fa.
Altra solenne stronzata risulta poi la frase su quelli che scrivono "di cose che non hanno mai vissuto". Come se uno storico, per avere diritto a scrivere della rivoluzione francese dovesse averla per forza vissuta.
Si chiama "cultura" cicci belli. E non ce la si fa dall'oggi al domani.
Lo so da me che i media sono strapieni di cazzoni dalla preparazione approssimativa che fanno i tuttologi sproloquiando di cose che conoscono a malapena, ma in quel caso la colpa è anche dei media stessi che guardano troppo spesso alla quantità dei contenuti più che alla loro qualità.
Solo che per smascherare un presunto ciarlatano bisogna dimostrare di saperne quanto se non più di lui, per attaccarlo e far cascare l'asino. Quindi bisogna prepararsi, documentarsi, confrontarsi... in una parola FARSI IL MAZZO.
Difficile eh? Meglio sparare a zero sugli intellettuali tutti, no?
Beh, cari miei... la mia quota di partecipazione ve la siete giocata.
Per carità, radio interessante, divertente... ma mi limiterò ad ascoltarla di tanto in tanto, non di più.

lunedì 1 ottobre 2007

Scherzi della memoria

Bisogna che mi faccia spiegare da mio padre, che è pissicoeogo, il perché di certi bizzarri comportamenti della memoria umana...
Premessa: ieri sono andato a sentire un bellissimo concerto (in un altrettanto affascinante parco fluviale qui a Padova da me scoperto, ovviamente, l'ultimo giorno del suo periodo di apertura, per quest'anno... aaaargh!!!) Eh, vabè... Il concerto, dicevo... il gruppo in questione si chiama Del Barrio e vi assicuro che spaccano il culo ai passeri. Anche se residenti in Italia sono tutti argentini, per cui potete facilmente immaginare le influenze etniche della loro musica; la commistione col jazz, con la fusion, con addirittura il reggae (!!), rende però il tutto veramente unico! Ovviamente, terminato il concerto ho comprato il loro CD, "Viaggio in Argentina", devo dire molto fico.
Unica nota che mi lascia perplesso... i flauti andini.
Lo so, lo so, loro li suonano sul serio... non sono come quelle sottospecie di robe pseudo-etniche che trovi nei banchetti tipo fuori dalla stazione feroviaria, in cui dei soggetti di dubbia etnia offrono un improbabile paccottiglia costituita da un orrido melange culturale che mischia i cherokee con i maya, con invariabilmente un sottofondo di basi midi che riproducono successi da top ten, da "The Sound Of Silence" a "Wind Of Change" degli Scorpions financo al tema del Titanic, il tutto rifatto con degli pseudo-flauti, probabilmente campionati. (Bleah)

Agghiaccianti.
Ecco. Quelli sono finti, fatti con le tastierine casio della mia cippa... i Del Barrio li suonano sul serio (e bene) e tuttavia... appena sento quei suoni, la mia già inaffidabile memoria torna ad evocare quelli pessimi.
Ma perché, vacca boia?
Adesso quei flautini finti del cazzo mi si sono stampati a fuoco nella mente e mi hanno rovinato la possibilità di apprezzare le cose belle, come i flauti veri, suonati da gente con le palle cubiche come i Del Barrio.
Ma si può?
Che blues...